"MA VA' A BAGG A SONA' L'ORGHEN..."
C'é un modo tutto particolare per invitare qualcuno ad andare a Baggio e solitamente lo si fa in dialetto: "Ma và a Bagg a sonà l'orgnen...". Il significato? Più o meno lo stesso di quando si dice: "Va a quel paese". Una risposta dunque sarcastica, beffarda a chi ti sta prendendo in giro o a chi cerca di raccontarti cose inverosimili. Ma perché si dovrebbe andare proprio a Baggio e non all'Ortica o alla Bovisa e per di più a suonare l'organo?
Secondo una prima ipotesi, l'esortazione sarebbe nata al tempo di Napoleone quando le invasioni dei suoi soldati coincidevano puntualmente con la "requisizione" di molti oggetti di valore. Proprio durante una di queste incursioni, dalla vecchia chiesa di Baggio sparì un prezioso e antico organo. Si cercò in qualche modo di recuperare lo strumento anche patteggiando con i soldati ma non ci fu nulla da fare. L'arciprete, allora, per protesta decise, perché il vandalismo fosse ricordato, di far dipingere un organo sulla parete della basilica. E così fu. Dopo qualche settimana Baggio riebbe, si fa per dire, il suo strumento.
A carnevale la beffa dalla quale sarebbe derivata la famosa frase. Qualcuno, infatti, invitò un gruppo di valenti musicisti ad esibirsi all'organo. Questi, lusingati, arrivarono a Baggio ma il concerto lo fecero altri a suon di pernacchie.
Un'altra versione, raccolta anche dal gruppo di lavoro del giornale "Il diciotto",
autore di un interessante opuscolo su Baggio, confermerebbe l'esistenza di un organo nella chiesa, uno strumento particolarmente impegnativo e poco ambito dagli studenti del Conservatorio anche perché arrivare dal centro di Milano era, un tempo, quasi un'impresa. In questo caso "va a Baggio a suonare l'organo" sarebbe stato detto da quegli insegnanti che volevano ammonire gli allievi più indisciplinati o più presuntuosi nel senso di "vedremo se te la saprai cavare".
Altra ricostruzione, secondo molti la più attendibile, riguarderebbe ancora il rapporto tra Baggio e il Conservatorio milanese. Questo strumento sarebbe stato, come si diceva, per la sua difficoltà, accessibile a pochissimi. L'unico in grado di utilizzarlo al meglio era un arcigno professore del Conservatorio, lo stesso che suonava nelle grandi occasioni l'organo in Duomo, noto tanto per la sua abilità quanto per la sua severità. La sua venuta a Baggio era considerata un avvenimento, tanto che i Baggesi andavano ad accoglierlo al "confine" (oggi piazza De Angeli). Erano gli studenti a sottolineare con un liberatorio "va a Baggio a suonare l'organo..." una giornata di tranquillità.
... ora potremmo aggiungere ...
ma va bacc a ... "al parco delle cave"