UNIVERSITA':

NUOVE CLASSI DI LAUREA
TRIENNALI E MAGISTRALI


Una consistente diminuzione e una parallela riqualificazione dei
corsi di laurea esistenti.Sono questi gli effetti dei due
decreti emanati dal Ministro dell'Università e della Ricerca sulle
nuove classi di laurea triennali e magistrali. In particolare,
nelle lauree conseguite durante il corso triennale è previsto un
massimo di 20 esami, per un totale di 180 crediti; mentre
per le magistrali di 12, con un massimo di 120 crediti, con
il conseguente invito per le Università a far sì che più moduli
vengano aggregati, al fine di raggiungere uniche prove finali e
meno frammentazione didattica. Inoltre, la modifica prevede
per gli studenti, che nell'ambito di una stessa classe si
trasferiscono da un'università ad un'altra o da un corso di laurea
ad un altro, venga garantito il riconoscimento di almeno la
metà dei crediti accumulati fino a quel momento.
Infine, viene ribadito che il limite dei crediti formativi
riconoscibili per le conoscenze e le abilità professionali, ai
fini della laurea triennale o della laurea magistrale,
è pari rispettivamente a 60 e 40.

http://www.governo.it/Governo
InformaDossier/laurea_triennale
index.html

.. a cura di
www.acraccademia.it



Caro lettore, collegati con il Bando del Concorso di Poesia popolare il baggese/trofeo lombardo? clicca qui!
Un "segno" per tutta la vita  
Lo chiameremo?… Silvana, Chiara, Renato, Daria...
"Luigi, come mio padre, oppure Roberto come lo zio che non è più tornato dalla guerra?"… "Claudia, come la modella più bella del mondo se sarà femmina, Andrea se sarà maschio"… "Gemma, Martina, Federica, Maria, o forse Roberta: non abbiamo ancora deciso…"
Spezzoni di frasi che rincorrono frequentemente nei dialoghi di chi, in attesa di un bimbo, sia esso femmina o maschio, si interroga sul nome che dovrà accompagnarlo per tutta la vita. Rispetto rigoroso della tradizione, desiderio di novità per evitare il ripetersi di nomi consueti, sottomissione alle leggi non scritte della moda che impongono scelte troppe volte superate velocemente dal tempo, volontà di attribuire un nome ricco di significato, che riesca ad armonizzarsi con il cognome a cui dovrà abbinarsi: criteri diversi in qualche caso in conflitto tra loro, che si confrontano in un gioco a volte breve e senza sorprese, ma il più delle volte interminabile. Scegliere un nome è in effetti una notevole responsabilità, perché ci sarà qualcuno che porterà per tutta la vita il "segno" che qualcun altro gli ha attribuito.
Come ti chiami?
"Come ti chiami?"… "Piacere, Giovanni…" … "Abate Giorgio, Bianchi Luigia, Esposito Ramona…" … "Mi chiamo Davide e tu?"
Il primo riconoscimento di se stessi e il primo contatto con gli altri passa attraverso il nome, che può aprire alla comunicazione oppure rappresentare un vero e proprio ostacolo, difficilmente superabile perché il nome, qualche volta mascherato dietro un pietoso diminutivo, riappare crudele nei freddi elenchi e nei numerosi atti che determinano tutti i passaggi importanti della vita, dal certificato di nascita, a quello di matrimonio, all'atto di acquisto di una semplice automobile e così via.
Attenersi alla tradizione?
La maggior parte dei nomi tradizionali nella nostra penisola ha un'origine cristiana; gli italiani li scelgono all'interno di una ristretta rosa che presenta notevoli differenze regionali legate a culti locali. Rosalia, Giovanni, Francesco, Luigi, Pietro, Giuseppe… nomi che il tempo ha rivestito di notevole autorevolezza e che spesso si tramandano di padre in figlio o da nonno a nipote.
Rompere con la tradizione?
Con una percentuale sempre più crescente gli italiani mostrano il desiderio di "originalità", che qualche volta è legato alla moda (annate di Morena e Samantha oppure di Diego e Armando, nomi presi a prestito dalle dive e dai divi del momento, nomi di provenienza straniera), qualche altra al desiderio di attribuire al nuovo essere umano non un semplice nome, ma tutto il significato che esso contiene.
In entrambi i casi la curiosità prevale, perché conoscere il significato di un nome, la sua origine, il giorno in cui si potrà fare festa, i personaggi che lo hanno portato con gloria, sarà il primo modo per affezionarsi e amare la persona che lo porterà. Ciascuno in realtà sarà poi in grado di trasformare il proprio nome in un segno di riconoscimento piacevole e gradito oppure antipatico e da rifuggire, in base a quanto saprà costruire…
Come utilizzare questo libro
Ogni capitolo contiene i nomi che iniziano con la medesima lettera dell'alfabeto e al suo interno troverete due elenchi separati, rigorosamente rispettosi dell'ordine alfabetico, facili da individuare: quello dei nomi originariamente maschili, e quello dei nomi femminili. Una scelta perfettamente funzionale a una ricerca veloce e a una rapida consultazione. Frecce semplici aiuteranno inoltre a una lettura incrociata, un vero e proprio gioco di rimandi: basterà andare al nome preceduto dalla freccia per trovare altre utili informazioni. Di ciascun nome vengono forniti, oltre al significato del nome, all'origine e all'onomastico, la spiegazione del nome, un accenno alla possibile personalità dell'individuo che lo porterà e le corrispondenze, così che sia più facile operare una prima selezione o colmare una generica curiosità. Attenti però, perché il testo può contenere informazioni alternative, in contrasto con quelle più comunemente accettate, oppure ulteriori elementi di conoscenza, con i quali completare i riferimenti necessari per arrivare a una scelta davvero soddisfacente.




LA DELINQUENZA MINORILE…
CYBERBULLISMO!

a cura di crv-Acr
Nell'attività criminosa dei minori, prevalgono in Italia e in Europa i delitti contro il patrimonio, in particolare furti di automobili, di motocicli di biciclette (per i quali il furto è spesso limitato al così detto "furto d'uso"); i delitti colposi connessi alla circolazione stradale; le rapine in danno di prostitute; i delitti contro il patrimonio e le persone commessi di giovanissimi in gruppo e organizzati in vere e proprie bande. Tra le cause che danno il più grande incremento allo sviluppo della criminalità minorile si annoverano comunemente i seguenti fattori: l'allentamento dei vincoli familiari, il dissesto scolastico, la stampa pornografica e la licenza dei costumi, data dalla mancanza di valori etici e dall'avvento di internet e dei social. tutti gli stati civili del mondo si sono dotati di una legislazione speciale per i minori delinquenti, i quali vengono sottoposti ad un sistema di trattamento ben diverso da quello predisposto per gli adulti. La legislazione minorile in Italia è stata fino a pochi anni fa, ed è ancora quella fondamentale della legge 20 luglio 1934 n. 1404, con relativi regolamenti di attuazione di un trattamento adeguato, onde cercare di modificare i fattori personali che sono alla base del disadattamento minorile. ( va inoltre ricordata la legge del 1956 che si fonda sull'osservazione scientifica della personalità dei minorenni antisociali, ai fini dell'attuazione di criteri che riportino valori civici e rispetto della convivenza civile). Ci sono stati diversi tentativi, tutti falliti (il D.L. "Gonnella" 1960 e poi quello "Reale" mai tramutati in legge). Occorre superare e rivedere aggiornandola la vecchia legislazione che prevedeva l'istituzione ed il funzionamento del tribunale per i minorenni che mirava a raggiungere i seguenti scopi: A) specializzare il giudice penale nella forma più ampia. B) indirizzare la funzione punitiva verso il riadattamento del minore. C) Organizzare un sistema di prevenzione della delinquenza minorile con la rieducazione di tutti i minori traviati. D) rendere possibile ai minori che delinquono il ritorno alla vita sociale. Il tribunale per i minorenni istituito in ogni sede di corte d'appello, composto da due magistrati di carriera a da due componenti privati (giudici onorari), scelti tra gli studiosi di biologia, psichiatria, antropologia criminale ecc., allo scopo di facilitare lo studio e la conoscenza della personalità fisica e psichica di ogni minore. La competenza penale comprende la cognizione di qualsiasi reato dei minori, anche di reati di competenza dell'Assise. Tutti i minori fra i 14 ed i 18 anni che commettono infrazioni alla legge penale, sono soggetti ad una misura penale se al momento del fatto hanno la capacità di intendere e di volere (art. 98 cod. penale). Le pene sono state comunque diminuite rispetto a quelle previste dalle leggi ordinarie, prosciogliendo il minore riconosciuto incapace di intendere e volere. La competenza civile riguarda limitati casi in tema di esercizio della patria potestà. Il tribunale dei minorenni ha inoltre il potere di valutare se il minore abbia bisogno di una misura detta di competenza amministrativa, cioè puramente rieducativa: collocamento in un istituto rieducativi od affidamento al servizio sociale giudiziario. Poi c'è la competenza civile del tribunale dei minorenni e la competenza amministrativa, che predispone nei confronti dei minori irregolari nella condotta e anormali nel carattere, il provvedimento di affido al servizio sociale giudiziario per minorenni, ovvero collocamento in casa di rieducazione od istituto medico-psico-pedagogico. Allontanamento della casa paterna o collocamento presso altra famiglia fino al raggiungimento della maggiore età. Con l'avvento dei social la situazione si è ulteriormente aggravata. È nato il cyberbullismo, ma dopo parecchi anni, finalmente è stata approvata una legge che regolamenta e rivede tutta la normativa vigente. Stop ai bulli del web. I social dovranno rimuovere i post denigratori. Dai 14 anni sarà possibile segnalare (senza avvertire i genitori) gli abusi 2.0. Ogni scuola - finalmente - avrà un prof. di riferimento. Ad essere punita dalla legge, sarà ogni forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d'identità, alterazione, manipolazione, acquisizione, o trattamento illecito di dati personali realizzata per via telematica a danno di minori. È la prima volta (e ci voleva) che l'ordinamento definisce "fenomeno e reato". La scuola, viene coinvolta giustamente e in ogni istituto, un docente sarà individuato come "referente" per le iniziative contro il "cyberbullismo". I presidi, inoltre, dovranno informare subito le famiglie dei minori coinvolti. La legge prevede la misura dell'ammonimento del questore, saranno organizzate iniziative di prevenzione e di formazione con il coinvolgimento della polizia postale e delle associazioni territoriali. Occorre ora predisporre progetti nelle scuole e con le scuole. a cura di ACR-CRV 

IDEALI, FORME E REGOLE DELLA DEMOCRAZIA…

L'ideale della democrazia è una forma di partecipazione popolare di tutti i cittadini, con gli stessi diritti e gli stessi doveri e con le stesse risorse. La forma di democrazia, che potremmo definire "la prima" è quella che prende il nome dell'"uguaglianza"! Infatti, è legge di questa democrazia l'uguaglianza, cioè che i ricchi non abbiano nulla di più dei poveri, ma il fatto stesso che sono ricchi e quindi posseggono più risorse li pone in stato di privilegio. Occorre quindi che ci sia redistribuzione delle risorse alla pari e non vi siano più ne poveri, ne ricchi ma cittadini con uguali possibilità di condizioni sociali. Ci ha provato prima il socialismo, poi il comunismo, ma l'eterna lotta tra capitale e lavoro è ancora attuale. Prevale sempre il ricco. Occorre raggiungere una soluzione paritaria. Si deve attuare l'uguaglianza "sociale e intellettuale". Occorre quindi stabilire che il lavoro e il capitale siano sottoposti alla legge che ne regola l'utilizzo con i diritti ed i doveri. La leva fiscale deve essere regolata dalla legge. Nelle democrazie regolate dalle leggi non ci sono padroni e sudditi, non ci sono demagoghi o tiranni. I migliori cittadini sono in prima fila (cioè godono delle cariche). Mentre dove le leggi non sono sovrane vigono i tiranni o demagoghi e prevalgono i ricchi che per essere tali non rispettano le leggi e non c'è più uguaglianza. L'eterna lotta tra lavoro e capitale porta alle guerre e alla povertà. Il lavoro è un diritto-dovere. Come il fisco deve servire per ridistribuire il reddito=capitale. Le forze della democrazia sono immense, diceva Mazzini con il suo Manifesto del Comitato centrale europeo (1850). L'unico modo di intendersi quando si parla di democrazia, in quanto contrapposta a tutte le forme di governo "autocratico"… diceva N. Bobbio, filosofo socialista… che nell'ambito delle leggi fondamentali, a partire dalla Costituzione. I cittadini si esprimano in libere elezioni e che poi si determini una maggioranza atta a governare. (segue)

A cura di CRV-ACR